Giovanni Firrincieli

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di Vittorio Sgarbi
Non sarebbe immediato l'inquadramanento dell'arte prodotta da Giovanni Firrincieli, principalmente di immagine pittorica, ma anche di verso lirico e narrazione letteraria, se non si riconoscesse subito che le sue estrinsecazioni espressive, concepite unitariamente secondo un analogo fine, sono legate a doppio binario con la sua esperienza di vita.
Siciliano di nascita, ligure d'adozione, assistente sanitario della Marina Militare con cui ha svolto anche importanti missioni umanitarie di respiro internazionale, Firrincieli elabora continuamente, in una chiave che anche quando si serve di colori e pennelli va definita di trasposizione poetica, ciò che l'esistenza dì

volta in volta gli propone, invirandolo a riflettere sul senso più profondo delle cose. Esemplare, in questo senso, l'appasssionante testimonianza con cui Firrincieli ricorda un attacco armato in Afghanistan, con tanto di morti al suo fianco, portando lo a chiedersi quale strada degenere stia intraprendendo il mondo, e che ruolo possano svolgere, nella necessaria correzione di rotta, l'arte e la cultura. Dovessimo dedurlo dallo stesso Firrincieli, diremmo che é un ruolo di proposta e rifugio allo stesso modo, spazio libero dove l'individuo può cercare, assecondando lo spirito civile, le giuste motivazioni in sostegno dell'interesse dell'umanità, ma anche permettersi ciò che il mondo ordinario non concede alle nostre anime. Il ricorso al sogno, così presente nell'opera di Firrincieli, espresso pittoricamente secondo partiti grafici estremamente mobili che possono alternare il ricordo del divisionismo balliano pre-futurista (Sognando il mare) alla figurazione surrealista (Senza freni), è la voglia di recuperare dentro di noi il fanciullo perduto, la verginità interiore che risponde al cinismo della realtà lasciando all'immaginazione la massima possibilità d'azione. È questa l'unica via di salvezza a noi concessa, non nessun'altra.


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